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formazione e crescita del personaleAkiko Orimoto, responsabile per l’area formazione, nel corso dell’assemblea annuale dello scorso maggio, ha messo a fuoco la centralità della formazione e dell'autoformazione nel contesto lavorativo di Eureka. Proprio sulla scorta delle linee qui tracciate prosegue il percorso di crescita della Cooperativa nel suo insieme.

In questo articolo riportiamo alcuni punti salienti dell'intervento:

“Nello statuto di Eureka si legge che la cooperativa ha per oggetto la promozione, organizzazione e gestione di servizi di welfare family-friendly per prevenire il disagio, favorire il benessere e conciliare tempi e necessità della vita personale e lavorativa attraverso l’attivazione di servizi socio sanitari, educativi ed assistenziali, didattici, formativi, informativi e di servizi al lavoro.
La mission di Eureka è, dunque, promuovere e perseguire il benessere delle persone.
L’ambito della “formazione” non può prescindere da questo che deve essere lo spirito guida di ogni pensiero e iniziativa progettata e realizzata. In tutti i nostri programmi formativi, educativi e pedagogici, non dobbiamo mai dimenticarci che quello che stiamo facendo deve contribuire a promuovere e perseguire il benessere delle persone.

Il concetto di formazione, in Eureka, deve necessariamente avere una prospettiva olistica, deve guardare allo sviluppo e al miglioramento della professionalità, delle competenze tecniche, ma soprattutto deve mirare alla crescita dei nostri operatori e dei nostri utenti come persone.
Noi pensiamo che chiunque, qualunque professione svolga, qualunque ruolo abbia, non debba mai smettere di formarsi e di imparare, in ogni esperienza che vive.

Aumentare la conoscenza ci permette di avere strumenti adeguati per una lettura consapevole del mondo. Ci aiuta a leggere meglio l’altro, sviluppa il nostro senso critico, ci rende più consapevoli e ci rende più liberi! Per chi lavora sulla cura, per chi lavora con e per le persone, investire sulla propria preparazione professionale e umana, ma soprattutto sulla propria crescita personale diventa imprescindibile.

Secondo il report “The future of jobs” stilato dal World Economic Forum nel 2016, più di un terzo delle competenze richieste dal mondo del lavoro sarà mutato nel 2020. Sorprende trovare che nella cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”, ossia quella che vedrà come protagoniste l’intelligenza artificiale, la robotica e la biotecnologia, le skills che faranno la differenza non sono quelle tecniche. La tendenza in atto risulta più chiara dal confronto con le competenze richieste nel 2015. Se al primo posto permane la “capacità di problem solving in contesti complessi”, al secondo posto troviamo il “pensiero critico” che nel 2015 era al quarto mentre al terzo posto c’è la “creatività” che era al decimo. Ancora più eloquenti sono le due nuove abilità al sesto e al decimo posto: “l’intelligenza emotiva” e “la flessibilità cognitiva”.

L’intelligenza emotiva è l’abilità di gestire noi stessi, le nostre emozioni, di esserne consapevoli, e riguarda anche l’empatia, cioè l’abilità di riconoscere lo stato emotivo dell’altro, come percepisce le cose e come si sente. Significa essere consapevole di quale emozione sta guidando i nostri pensieri e il nostro comportamento e presuppone, quindi, la consapevolezza delle proprie e altrui emozioni e la capacità di gestirle e regolarle, per affrontare le diverse situazioni che si propongono.

La flessibilità cognitiva è una competenza complessa che consente di scomporre, decodificare e analizzare gli elementi di un contesto per comprenderne la natura, in modo da generare fra di essi nuovi legami e creare una nuova interpretazione della realtà, permettendo di affrontarla in modo non convenzionale. Sviluppare flessibilità cognitiva significa acquisire tecniche di comunicazione e di gestione della complessità che consentono alle persone di accrescere la probabilità di affrontare anche le situazioni più complesse.

Non si tratta, quindi, di competenze tecniche né specialistiche, non sono abilità che si apprendono a scuola o nelle aule di formazione, o meglio, non solo. Sono capacità che impariamo nel nostro quotidiano, nelle situazioni che mettono alla prova la nostra qualità come persone.

Per questo motivo, oltre alla formazione specifica e tecnica, organizzata e svolta in Cooperativa, percorriamo strade alternative che possano far emergere e valorizzare anche le competenze che ognuno di noi acquisisce attraverso contesti informali e non formali. Abbiamo iniziato lo scorso anno con una raccolta documentata di informazioni sulle esperienze formative sviluppate al di fuori della cooperativa, su quelle esperienze culturali e artistiche che ci completano come professionisti e come persone.
Lo scopo è l’avvio di un “laboratorio di autoformazione” da sviluppare con i contributi di tutti e basato sulla condivisione delle esperienze vissute: dalla letteratura al cinema, dalla mostra d’arte alla musica. I percorsi saranno guidati, ogni anno, da un tema: il “Rispetto per l’altro”, come concetto e come pratica di uno stile di vita, è il primo scelto. Secondo Kant, la nozione di rispetto è uno dei concetti cardine nella costruzione del pensiero etico, “Agisci in modo da trattare l’umanità, nella tua come nell’altrui persona, sempre come fine, mai come semplice mezzo.”

Cascina Cappuccina

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